Abbiamo visto come testare un’applicazione AngularJS con Protractor ma se la nostra applicazione utilizza Phonegap nasce un problema dovuto al fatto che il nostro browser non è un mobile device e di conseguenza, anche inserendo manualmente le librerie cordova (che come sapete sono inserite all’interno del progetto durante il build di Phonegap), non sarebbe possibile vedere la nostra applicazione su browser (tramite web server o tramite il comando ‘grunt serve’) ne effettuare tests end2end.
Fortunatamente esiste una risposta a questo problema, l’emulatore Ripple: grazie a Ripple è possibile emulare un’applicazione Phonegap (ma anche Ionic) all’interno del browser dando la possibilità di effettuare anche tests e2e.
Ripple funziona con le ultime versioni di Phonegap e Cordova, rispettivamente 3.5.0 e 3.4.1 al momento in cui scrivo.

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Il code coverage ci aiuta a capire la percentuale di completamento di tests nella nostra applicazione, è un dato utile per assicurarsi che ogni porzione di codice sviluppato sia opportunamente testato.
Partendo dalla ‘solita’ skeleton application realizzata con Yeoman installeremo karma-coverage ed inseriremo delle ulteriori configurazioni per avere i coverage report generati al termine dei tests.

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In questo breve articolo vedremo come testare delle directives che utilizzino la proprietà templateUrl.
Come abbiamo visto nell’articolo sulle directive di AngularJS, la proprietà templateUrl permette di caricare un template da un file html, questo non è automaticamente disponibile durante lo unit test, in quanto nell’applicazione il template è caricato runtime tramite una richiesta http.

Per risolvere questo problema ed avere la nostra directive completa del suo template ci viene incontro il plugin karma html2js preprocessor.

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Protractor (repo Github) è un E2E test framework per applicazioni AngularJS.
In questo articolo vedremo come installarlo e come implementarlo come task per Grunt.
Come per gli altri articoli AngularJS, sulla vostra macchina di sviluppo sarà necessario aver installato NodeJS, la console di Git ed aver seguito l’articolo sullo scaffolding di applicazioni AngularJS con Yeoman.

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Per chi ancora non avesse mai sentito questo nome, Phonegap è un framework free e open source con il quale è possibile creare applicazioni mobile multipiattaforma utilizzando le più note web APIs, ovvero html, css e js.
In questo articolo vedremo come realizzare un’applicazione basata su AngularJS ( solo per quanto riguarda la piattaforma Android ).
Sarà necessario aver installato sulla vostra macchina NodeJS in quanto utilizzeremo npm per installare le dipendenze, JAVA JDK ed inoltre la Git Bash come CLI.

I primi 3 paragrafi di questa guida riguarderanno esclusivamente Phonegap/Cordova, successivamente sarà trattata l’integrazione di AngularJS quindi è consigliato seguire questo articolo riguardo lo scaffolding di applicazioni AngularJS con Yeoman prima di cominciare.

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In questo articolo vedremo come creare le directives ovvero dei componenti con cui è possibile creare delle parti riutilizzabili all’interno di un’applicazione AngularJS. Vedremo nel dettaglio e con esempi le proprietà che compongono un oggetto directive, come avviene il matching da parte del $compiler ed alcune best practices nella loro creazione.

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In questo articolo vedremo cosa sono i servizi in AngularJS, quali sono quelli già preesistenti nel framework e come crearne dei nuovi ed inoltre vedremo la differenza tra service, factory e provider (e value).

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In questo articolo vedremo come creare “l’impalcatura” di un’applicazione AngularJS utilizzando dei tools da linea di comando facenti parte del pacchetto Yeoman. Prerequisito per l’utilizzo di questi comandi è avere installato sulla propria macchina Node.js.

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Dopo una nuova installazione di Nginx nel caso di creazione di virtual host si potrebbe incappare nel seguente errore (visibile nel file error.log della vostra installazione)

could not build the server_names_hash, you should increase server_names_hash_bucket_size: 32

Questo errore è relativo alla lunghezza dei nomi dominio.

Per sistemarlo occorrerà aprire il file di configurazione di Nginx (solitamente /etc/nginx/nginx.conf) e decommentare (o aggiungere) la direttiva nel blocco http

http {
    ...
    server_names_hash_bucket_size 64;
    ... 
}

Fatto ciò potete testare se le modifiche apportate al file di configurazione sono ok on l comando nginx -t e riavviare il servizio (service nginx restart).

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I pacchetti nei repositori Debian potrebbero essere non aggiornati alle ultime versioni stabili dei software, questo succede per esempio volendo aggiornare Nginx alle ultime versioni su Debian Wheezy.
Per installare le ultime versioni di Nginx usando il comando apt-get possiamo usare la tecnica dell’apt pinning: questa consiste nel creare un file chiamato /etc/apt/preferences dove specificheremo quale versione desideriamo installare di un determinato pacchetto (o di tutti).

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